Sovraumano (#13-2025)

Le macchine possono superare l’intelligenza umana?

Dipende sempre da cosa si intende come “intelligenza”… ma abbiamo prove a sufficienza per ritenere che sia così in moltissimi campi.

Come a un padre non piace ammettere che i suoi figli siano più in gamba di lui, come un insegnante non riconoscerà mai a uno studente di essere più brillante né un manager darà delega a un collaboratore che dimostra più “leadership”, così tutti noi facciamo fatica a cedere lo scettro di specie dominante sulla terra per ammettere che ci sono creature nascenti che potrebbero arrivare a rivoluzionare non solo la nostra vita ma anche la conoscenza di noi stessi come genere.

Siamo già in crisi con noi stessi per come abbiamo impostato una società che chiamiamo “civile” ma che dimostra ogni giorno tutti i suoi limiti… se poi la tecnologia ci mette qualcosa davanti con delle potenzialità superiori, ecco che prima di intravederne le opportunità, ne vediamo le minacce.

In questo testo il Nello Cristianini (professore all’università di Bath, esperto di intelligenza artificiale e fra i prossimi ospiti degli educational di nenet), analizza l’evoluzione dellintelligenza artificiale attraverso le tre fasi che sta attraversando:

  • ANI (Artificial Narrow Intelligence): intelligenza artificiale ristretta, specializzata in compiti specifici.​
  • AGI (Artificial General Intelligence): intelligenza artificiale generale, capace di eseguire qualsiasi compito cognitivo umano.​
  • ASI (Artificial Superintelligence): intelligenza artificiale sovrumana, che supera le capacità cognitive umane in tutti gli ambiti.

L’autore, superate le prime due fasi,  si concentra sulla fase ASI, ipotizzando scenari in cui le macchine potrebbero comprendere e operare in modi oltre la nostra attuale comprensione.

Il libro affronta anche le implicazioni etiche, sociali ed economiche dell’IA avanzata, con particolare attenzione all’impatto sul lavoro e sulla scienza.

Una trattazione chiarezza che nonostante l’estrema complessità degli argomenti trattati, rende accessibili concetti complessi anche ai non specialisti.

Un testo che offre riflessioni profonde su cosa voglia dire essere umani nell’era di macchine sono destinate a rivoluzionare il modo con cui la nostra specie è sempre stata abituata a vivere, prosperare e “dominare” sulla nostra terra.

Una mensola per tutti…



Negli spogliatoi del tennis club che frequento c’erano 6 docce e neanche un posto in cui appoggiare shampoo e bagnoschiuma.

Vado a giocare lì da 3 anni e come moltissimi altri avevo notato anche io l’assenza di un supporto e quel piccolo disagio di dover mettere le nostre cose in terra (o di doverle lasciarle appena fuori dal locale).

Da quando esiste il circolo, centinaia di persone sono passate da quelle docce facendo la stessa riflessione ma rassegnandosi all’assenza di qualcosa che potesse rendere il “dopo partita” un po’ più “pratico”.

Poi a un certo punto, dal niente, è comparsa una mensola.

Per settimane sono entrato in doccia sentendo la parola “finalmente” e fiumi di constatazioni di quanto quel piccolo orpello di una semplicità assurda fosse utile e necessario.

Le stesse centinaia di persone che erano state immobili e che non avevano mai fatto niente per evitare ogni volta di appoggiare le nostre cose sul pavimento, ora gioivano per un piccolo/grande traguardo costituito da un’accessorio tanto semplice quanto facile da installare.

La mensola che tanto ci era mancata, non era opera del circolo ma di uno di noi che semplicemente aveva chiesto di poter fare due fori, posizionare un supporto in legno e rivestirlo a sue spese (con costi “risibili”).

La morale della storia è semplice: spesso ci lamentiamo del “abbiamo sempre fatto così”, ma siamo i primi a non cambiare le cose (neanche a partire da quelle più semplici).

Spesso ci fa più comodo dire “non si può fare” piuttosto che soffrire la scomodità di chiederci se possono esserci delle alternative.

Spesso fa più comodo pensare che ci voglia l’autorizzazione della ASL, che sia necessario essere degli “installatori” o che il compito spetti a “qualcun altro”.

Spesso pensiamo che le cose siano impossibili finché non c’è qualcuno che semplicemente comincia a farle (concetto che peraltro è alla base della evoluzione umana… ma questa è un’altra storia).

E quasi sempre… non ci facciamo domande.

Tutte le volte che entro in doccia e appoggio lo shampoo su quella mensola mi chiedo se non avessi potuto farlo io.

Sì, avrei potuto farlo… e chissà quante cose potrei fare per me e per gli altri semplicemente per risolvere un problema o rendere l’ambiente in cui viviamo un po’ migliore… senza fatica e attivando solo qualche neurone in più.

Usare il “brain dump”….


Un brain dump è una tecnica usata per liberare la mente da tutte le informazioni, idee, pensieri o preoccupazioni che una persona ha in testa, trasferendole su un supporto esterno come carta, un file digitale o un’app.

È una sorta di “svuotamento mentale” in cui si scrive tutto ciò che si ha in mente, senza preoccuparsi dell’ordine o della struttura.

L’obiettivo principale di un brain dump è ridurre il sovraccarico mentale e aumentare la chiarezza, permettendo di organizzare le idee in un secondo momento.

È particolarmente utile per:

– Organizzare il lavoro o un progetto
– Ridurre l’ansia legata alla gestione di molte attività o pensieri
– Stimolare la creatività
– Fare il punto su situazioni complesse
– Pianificare in modo più efficace

Il brain dump si usa anche quando si vogliono esplorare soluzioni non convenzionali per uscire dagli schemi nella routine quotidiana…

La piramide rovesciata (#12-2025)

La piramide rovesciata…

Fa sempre effetto quando a scrivere un libro che mette in discussione la gerarchica è qualcuno che di quella gerarchia è a capo.

Se poi quel libro è stato scritto in pieni anni ’80, ovvero in un periodo storico in cui gli unici modelli contemplabili erano quelli delle rigide catene di comando, questo è ancora più “strano”.

Quella di Jan Carlzon è la storia del cambio di rotta della Sas: una compagnia aerea svedese nota per essere passata da una crisi nera a un rilancio unico per risultati, dinamismo e riuscita (dopo il suo ingresso come CEO nel 1981, a soli 40 anni).

Sas era un’organizzazione basata sulla burocrazia, sulle regole e sulle procedure quando Carlzon cambiò le regole del gioco, implementando un modello che trasformò una gestione centralizzata e autocratica in una gestione decentralizzata e orientata al servizio.

Lo fece attraverso:

–         L’assegnazione di responsabilità alle persone che erano più a contatto col cliente (dando autonomia decisionale alla “front-line”);

–         La modifica dei processi interni per rendere centralità assoluta a chi usufruiva del servizio (il cliente);

–         L’adozione di una comunicazione efficace e la promozione di una “leadership distribuita”;

–         La trasformazione dei manager in facilitatori (con la rinuncia al controllo ossessivo e alle rigide pratiche burocratiche).

Un libro un po’ datato che tuttavia costituisce una versione pionieristica di modelli relativamente recenti, dimostrando come in un mercato attento alle esigenze del cliente e alla “customer experience”, un cambio di mentalità sia essenziale per non perdere competitività e quote.

Un libro consigliato per aspiranti manager o per chiunque voglia trasformare il modo di lavorare in azienda, mettendo le persone al centro e rivoluzionando modus operandi obsoleti e non più allineati né alle esigenze del consumatore moderno, né alle attuali condizioni del mercato del lavoro.

Per essere efficace dovete scriverlo in meno di 140 caratteri…


Se avete un’idea brillante e non riuscite a condensarla nello spazio di un “tweet”, allora vuol dire che dovete ancora lavorare sul vostro messaggio.

La concisione del titolo aiuta a rendere più chiaro un discorso, a incuriosire e a ricordare in modo indelebile quello che volete trasmettere.

Un esempio?

I titoli di alcune delle presentazioni più viste su TED:

“La scuola uccide la creatività” (Ken Robinson)

“Come i grandi leader ispirano ad agire” (Simon sinek)

“Cose impossibili che ci si aspettano dai geni” (Elizabeth Gilbert)

“La scienza sorprendente della felicità” (Dan gilbert)

“La forza degli introversi” (Susan cain)

Gli otto segreti del successo (Richard st. john)

“Vivere la vita prima di morire” (Steve Jobs)

Tutti titoli che spingono all’ascolto, che attirano l’attenzione e che aprono le porte a un discorso che vale la pena sentire.

Namastè (#11-2025)

Sono un agnostico uomo di scienza ma..

Come tantissimi prima di me sono rimasto colpito dalla filosofia indiana, dalla visione olistica della vita e da concetti come il Karma, il Dharma e la reincarnazione.

Frequento l’India da quasi 5 anni perché gestisco per una multinazionale dei progetti in quella regione

Ho avuto modo di andarci 3 volte e di visitare posti incredibili grazie a dei colleghi che vivono là e che più volte mi hanno fatto sentire a casa in uno dei paesi più enigmatici del pianeta.

Un paese in crescita, vasto e complesso, ricco di storia, cultura e tradizioni millenarie.

Con una diversità linguistica unica al mondo (più di venti nelle varie regioni), ospita una varietà incredibile di etnie, religioni e tradizioni.

L’India è un paese colorato, pieno di vita, con tradizioni e festival bellissimi (Diwali, Holi per citarne due dei più noti) ma anche di enormi contraddizioni: tanto che puoi trovarti in un hotel a cinque stelle con dal lato opposto della strada persone poverissime dormire sotto piloni stradali con a fianco mucche in carne e in ottime condizioni (in India la mucca è un animale sacro)

E’ il paese più popoloso l mondo e ha dato luce a grandissimi matematici e altrettanti amministratori delegati (Satya Nadella di Microsoft, Sundar Pichai di  Google, Shantanu Narayen di Adobe, Arvinf Krishna di IBM o Indra Nooyi di Pepsi solo per citarne alcuni)

Un mondo antico e moderno allo stesso tempo, sacro e profano: un modno in cui convivenza e conflitto si mescolano continuamente creando nonostante tutto, un’identità unica e affascinante.

Namastè è uno dei saluti più belli che si possano fare e in una delle sue traduzioni più comuni significa “la mia anima saluta la tua”.

Ed è così che avviene: negli incotnri coi clienti, negli scambi per strada, nei pranzi con le mani e in tutto ciò che abbatte le barriere e le differenze fra le persone.

In India ci si sente a casa… anche se venite dall’altra parte del mondo.

Questo libro è una guida ai principi base della filosofia indiana… che aiutano a comprendere meglio il concetto di “felicità”, ad avere una visione più contemporanea della vita e del business e a rispondere alle sfide odierne attingendo a una sapere di migliaia di anni.

La competenza migliore da sviluppare è quella per cui siamo nati…



Nella vita mi è capitato di sviluppare molte competenze.

La maggior parte di queste o non è servita o ha richiesto una quantità enorme di energie.

Ho una laurea in ingegneria ma probabilmente aveva ragione la mia maestra delle medie quando disse che non sarei stato in grado di fare un liceo scientifico…

Per quanto brutale fosse, quel giudizio conteneva un fondo di verità.

Non la presi benissimo e per ribaltare quella che sembrava una sentenza, da quel giorno mi buttai a capofitto su materie su cui oggettivamente facevo una fatica enorme.

Avrei poi compreso dopo molti anni, che le competenze che avrei dovuto coltivare erano all’interno di quelle per cui ero riconosciuto fin dai primi anni.

Ognuno di noi è diverso ma ciascuno ha un talento o una capacità naturale che gli altri fanno molta più fatica ad acquisire.

Chi è saggio o più esperto cerca di concentrarsi su quello/a perché è probabilmente qualcosa che viene da dentro e che ha il maggior potenziale di sviluppo.

Qualcuno dice che “se una cosa non vi interessa al 100%, qualcun altro offrirà prestazioni migliori delle vostre… costringendovi a rincorrere clienti o carriere che non fanno per voi per tutta la vita”.

Sempre quel qualcuno sostiene che sarebbe preferibile imparare a conoscersi e concentrarsi sui punti di forza o su quei talenti unici che sono evidenti (se non a noi, a quelli che ci stanno vicino).

Un punto di riflessione da attenzionare per chiunque si avvicini a una carriera o voglia reinventarsi nel corso del proprio percorso… a partire da quello che sa fare meglio.

Il pensiero laterale (#10-2025)

Come produrre idee sempre nuove?

..non ve lo svelerà questo libro, ma potrete trarre ispirazione da alcuni concetti chiave per chi si occupa di “agilità intellettuale” e miglioramento continuo.

Ognuno di noi ha un set di pensieri dominanti: c’è chi è più “analitico”, chi è più “logico”, chi è più “critico”, chi è più “sistemico”, chi è più “divergente” e così via.

Sapere quale è il proprio “pensiero dominante” costituisce un vantaggio competitivo perché consente di comprendere come funziona il nostro “sistema operativo” e permette di sviluppare al meglio i tipi di pensiero che sono più lontani dal nostro “DNA”.

Perchè è importante?

Perché nella complessità del mondo in cui siamo immersi, acquisire strumenti che ci consentano di ampliare la nostra visuale, diminuisce il rischio di avere “zone cieche” piene di pregiudizi e di ostacoli che potrebbero impedirci di prendere decisioni migliori.

Non è quindi solo un tema di creatività: è un tema legato alla moltiplicazione di possibilità, all’applicazione di strumenti per ampliare le proprie prospettive e alla capacità di acquisire una mentalità sistemica.

Imparare a coltivare un pensiero “laterale” (in grado di farci uscire dagli schemi e vedere le cose da molteplici punti di vista), è un vantaggio competitivo nella nostra vita e nelle nostre professioni.

Edward De Bono (già autore del best-seller “i 7 cappelli per pensare” usato da formatori e trainer in ambito manageriale), in questo testo spiega quali sono le tecniche più efficaci per aumentare la creatività e ampliare le proprie capacità cognitive utilizzando un modo diverso di servirsi dell’intelletto e spingendo la mente a valutare strade non convenzionali potenzialmente ricche di opportunità.

Esiste solo il momento presente


Siamo costantemente proiettati in avanti o indietro.

Anche nelle serate casalinghe più tranquille, la nostra mente tende spesso a divagare su ciò che potremmo o dovremmo migliorare.

Magari siamo davanti a un tramonto meraviglioso e invece di godercelo, pensiamo a fotografarlo.

Non siamo davvero presenti e questo ci porta a sprecare infinite opportunità di vivere, di dare il nostro meglio o di “vedere” realmente il mondo che ci circonda.

“Quasi mai viviamo il momento”: cerchiamo piuttosto di rifuggirlo o scambiarlo con qualcos’altro… concentrandoci su pensieri, azioni, distrazioni, preoccupazioni, ricordi, speranze o qualsiasi altra cosa ci allontani dal presente e dal “qui e ora”.

Compriamo dispositivi elettronici che ci promettono di non farci annoiare mai, viaggi esclusivi per scappare da una realtà meno peggiore di come la immaginiamo, ci iscriviamo ad attività e cerchiamo di crearci degli impegni, inseguendo denaro e risultati con la convinzione che, prima o poi, ci porteranno alla felicità…. rimandando inevitabilmente l’appuntamento “a domani”.

Pezzo preso da “la felicità è la chiave”

“Dica a suo figlio di fare altro..”



La mamma di Andrea Bocelli si è sentita dire questa frase più volte quando portava le cassette di suo figlio ai produttori discografici..

qualche mese fa Jannik Sinner ha vinto l’ATP Finals dopo aver raggiunto la vetta del mondo nel tennis (e pochi mesi dopo essere stato subissato di critiche).

Non tutti scalano le classifiche mondiali ma una cosa è pressoché universale: per raggiungere dei risultati bisogna prendersi dei rischi e continuare a lavorare ignorando le critiche dette a sproposito da chi è troppo superficiale (o ha la tendenza ad abbassare gli altri per avere una qualche forma di riscatto o visibilità con pochi sforzi).

Concentrarsi sui propri punti di forza, circondarsi di persone che ce li ricordano ogni giorno, ignorare tutto il resto e continuare a fare quello per cui siamo portati con costanza e disciplina (che quasi sempre battono il “talento”).

… con un orecchio attento a migliorare ma anche con un paio di cuffie per non sentire il rumore di fondo.

Volere non è potere ma questa è una delle poche “regole utili” da tenere a mente per raggiungere obiettivi (più o meno ambiziosi).