Come non fare danni con le e-mail…
Ci sono due trucchetti che ho imparato a usare quando avevo a che fare con colleghi fastidiosi.
Da giovane ero molto impulsivo, piuttosto competitivo e poco propenso ad accettare comportamenti scorretti o al limite dell’etica (ovviamente secondo il mio personalissimo e opinabile concetto di etica).
A causa di questo, mi capitava di rispondere con delle mail che apparivano come bombardamenti al napalm: orrori di comunicazione che minavano non solo la buona relazione (che a volte, con taluni personaggi, non cercavo), ma anche la mia reputazione.
Per mitigare l’effetto dell’ impulsività (che con l’età e un po’ di esperienza fortunatamente svanisce o dovrebbe svanire), da un certo punto in poi avevo iniziato ad usare un paio di stratagemmi:
1. Impostavo sul calendario di outlook, un minuto di ritardo su tutte le mail in uscita: questo tempo spesso era più che sufficiente per rendermi conto di aver risposto in modo del tutto frettoloso, lesivo e inadeguato (consentendomi di rileggere meglio);
2. Praticavo l’arte della riscrittura: dopo aver riletto meglio la mia risposta, riscrivevo completamente chiedendomi quali fossero realmente gli obiettivi e i messaggi da far arrivare all’altra parte (e perché). Nella seconda stesura provavo a chiedermi come potessi sentirmi ricevendo quel tipo di comunicazione da parte di un altro, interrogandomi se questo avrebbe potuto minare la mia sicurezza psicologica e la relazione con lui/lei e tutte le altre persone in copia.
Quando inviamo mail, non dovremmo mai dimenticarci che di là dallo schermo ci sono esseri umani che potrebbero sentirsi offesi, odiarci per il resto della nostra vita professionale o rovinare la nostra reputazione.
Ovviamente siamo fatti di carne ed ossa e qualche mail al vetriolo ogni tanto è fisiologica (talvolta anche necessaria): l’importante è che questa non sia frutto dell’impeto, ma di un ragionamento, una tattica e una finalità figlie di una strategia e non di un impulso emotivo della parte rettiliana del nostro cervello…