Ogni epoca ha i suoi “haters”..


Un paio di mesi fa sono stato a un premio letterario intitolato al poeta Giacomo Zanella: un ex-sacerdote che visse l’ultima parte della sua vita in ritiro presso una villa di Monticello Conte Otto (Vicenza).

Sembra che nel 1868, Zanella scrisse un componimento particolarmente apprezzato da Alessandro Manzoni (che si dice lo avesse imparato a memoria), ma altrettanto acerbamente criticato da uno scrittore vicentino che lo apostrofó come “illeggibile”.

La morale è che ogni epoca ha i suoi “haters”, che quello che scriviamo (o facciamo), può essere molto apprezzato o molto criticato a seconda dei filtri che le persone mettono nel proprio giudizio.

Antoine nel 1967 cantava: “Se sei buono ti tirano le pietre, sei cattivo e ti tirano le pietre”.

Più ragionevolmente si può dire che “ognuno ha il suo pubblico”… e questo sia che si scriva per il giornalino della scuola (o su LinkedIn), sia che si partecipi come finalisti al premio Strega.

L’effetto “haters” (e il giudizio critico), blocca tantissime persone e inibisce la possibilità di fare in modo che le persone si esprimano (non vale solo per la scrittura ma anche per tutto quello che portiamo nel mondo professionale).

Come si supera?

Agendo per se stessi, in aderenza ai propri valori e al proprio scopo, con la certezza che si avvicineranno delle persone e se ne allontaneranno altre.

Il pubblico è volubile e non si può piacere a tutti.

E neanche si deve… se si vuole aumentare le possibilità di riuscire a esprimersi al meglio, stare bene negli ambienti in cui siamo e coltivare l’eccellenza in quello che facciamo.

“Non ti curar di loro ma guarda e passa” disse Virgilio a Dante.

E questo vale sia per chi mostra apprezzamenti, sia per chi può rappresentare un “hater”.

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