Una cosa sola
di Gary Keller pag.231 02/03/2020
…”quante volte ci troviamo a volere di meno: meno appuntamenti, impegni, email, sms, messaggi, distrazioni, cose da fare, scadenze, meno stress. E quante volte ci troviamo invece a volere di più: più efficienza, risultati, soddisfazioni, tempo libero.. ci hanno detto che non si possono avere entrambe le cose ma non è così”… il segreto è stabilire la priorità e scegliere ciò che è al primo posto, dedicarsi a ciò che è davvero importante per noi, concentrarsi su una cosa sola: quella che conta veramente”.
Un libro pieno di spunti interessanti che si concentra nell’individuare quella singola cosa o aspetto che può fare la differenza nella nostra vita… ed attorno a quella costruire tutto il resto: priorità, tempo, focus e concentrazione.
Cosa avrebbero dovuto insegnarci a scuola (che ci sarebbe stato utile nel lavoro)
Si parla sempre più spesso di nuove competenze, di come il lavoro sia cambiato e del fatto che il mondo evolve con una velocità sempre più esponenziale.
Tutte verità a cui ci siamo trovati impreparati, conseguenza di un sistema scolastico la cui già prematura obsolescenza non poteva prevedere un mondo liquido e virtuale come quello che ha cominciato a delinearsi già da prima dell’arrivo dei “millennials”..
Volenti o nolenti, buona parte delle nostre nozioni di base vengono dai banchi di scuola (tutt’oggi ancora di formaldeide e con segni di lapis che ricordano “geroglifici” primordiali).
Nonostante l’evoluzione globale, purtroppo le cose non sono cambiate nemmeno per i nostri figli che spesso oltre agli stessi banchi, si ritrovano ad avere anche le stesse materie (già fuori moda in tempi in cui esistevano ancora i “regoli” e le TV col tubo catodico).
Non che la storia e la preistoria non siano importanti, ma quando i mammut diventano i professori e la geografia mondiale viene associata all’esistenza di google maps, forse sarebbe opportuno rivedere metodi e contenuti della didattica per farci assorbire quegli elementi che assumono sempre una maggiore importanza nella vita e nel lavoro: visione e flessibilità.
In quest’ottica un’elenco di alcune cose che la nostra generazione ha dovuto imparare “alle serali” (ma che avrebbero potuto insegnarci a scuola risparmiandoci stress, tempo e frustrazioni):
– Consapevolezza e “self-confidence”: un “maestro” dovrebbe insegnarti fin da subito a capire chi sei, quali sono i tuoi punti di forza e le tue caratteristiche (per non sovrasaturarti di tabelline se hai la vena poetica e non vuoi fare ingegneria..);
– Negoziazione e relazioni con gli altri: la scuola dovrebbe avviarti ad un’arte che non si impara mai abbastanza (quella del negoziato). La “negoziazione” serve in ogni relazione familiare o di lavoro per ottenere qualsiasi tipo di collaborazione (elemento chiave per qualsiasi tipo di attività);
– Equilibrio fra scuola e tempo libero (che poi diventerà lavoro e famiglia): la vita ci pone sfide notevoli ed è fondamentale avere qualcuno che insegni a dare la giusta importanza a tutti gli aspetti. Un mancato equilibrio è all’origine dei più grandi traumi dell’essere umano e la formula che lo regola può essere imparata con una corretta educazione
– Gestione del tempo e dello stress: visto che gli impegni non hanno mai fine, avere qualcuno che insegna a padroneggiare ciò che ne determina il successo è fondamentale. La gestione dello stress passa dal saper dare le giuste priorità ed in base a quelle, direzionare le proprie energie ed il proprio tempo in accordo;
– Inclusione: che ci piaccia o no questo è un mondo sempre più cosmopolita e globalizzato, in cui “imparare la diversità” è importantissimo per riuscire a vedere le cose in una prospettiva corretta. E’ un fattore chiave che è peraltro molto più facile da imparare da studenti (quando non si hanno preconcetti e “Cheng” è solo il bambino con gli occhi a mandorla e non quello che ti ruba il lavoro).
Quelli elencati sono aspetti banali e di buon senso, spesso lasciati alla discrezionalità degli educatori ma che dovrebbero integrare i programmi di base della scuola primaria (dove è molto più facile dare una direzione che può rendere il lavoro e la vita notevolmente più facile).
La principessa che credeva nelle favole
di Marcia Grad Powers pag. 220 1/03/2020
Una splendida favola che porta dritto all’interno del mondo delle illusioni.
La storia di una principessa ammaliata dal suo principe azzurro, che scopre il disincanto della vita reale e parte alla ricerca di se stessa in un viaggio fantastico e realistico al contempo.
Un libro di psicologia che spiega in modo semplice come la ricerca di se stessi debba passare da sofferenze, delusioni e tradimenti…ma anche da finte credenze a cui ci appigliamo con l’illusione che una vita senza ostacoli possa portarci alla felicità.
La politica del “rewarding”: quando l’incentivo economico non basta
Premiare degli ottimi collaboratori è il migliore investimento lavorativo che si possa fare, ma il tema di una giusta politica di incentivi è complesso perchè nel medio/lungo termine deve far leva sulle caratteristiche del singolo anzichè sull’immediato “pay off”.
Se infatti ad una prima analisi, il premio economico è una cosa che può far piacere a tutti (e più è, meglio è), alla lunga questo può risultare inefficace se non accompagnato da una politica di rewarding a 360 gradi che contempli anche l’aspetto di gratificazione “personale”.
Come un vestito che non va bene a tutti, anche l’incentivo deve essere calibrato con chi si ha a che fare (alla stessa stregua di un regalo che indipendentemente dal suo costo deve avere un “valore” per la persona che lo riceve).
L’ancestrale necessità di essere parte di un tutto (e nel piccolo, di un vero e proprio “team” di lavoro) è un qualcosa su cui si può contare per stabilire la “politica di incentivo” più adeguata ai propri collaboratori.
In questa ottica, un reward economico dovrebbe essere un compendio ad un’attività quotidiana che preveda attenzione sia per l’individuo e per il suo sviluppo professionale che per le sue caratteristiche ed esigenze familiari.
Un invito per un caffè, la condivisione sincera di un momento personale, l’ascolto attivo, la valorizzazione del singolo nelle dinamiche di gruppo, un pranzo o un’iniziativa extra-lavorativa, il semplice buongiorno o la delega di un compito importante (in chiave con le caratteristiche che fanno “brillare” la persona), sono tutti esempi di “attenzioni” complementari che aumentano il peso di un incentivo economico e che portano a far crescere un rapporto di collaborazione di lungo periodo.
Riuscire a tarare reward e messaggi considerando non solo le caratteristiche della persona ma anche il momento storico che stanno vivendo, vuol dire applicare una politica di riconoscimenti ed incentivi che rende le persone più sicure, più consapevoli del loro ruolo all’interno di un gruppo/progetto e quindi più “performanti”.
Il pensiero irriducibile
di Tiziano Terzani pag. 64 28/02/2020
“Le teorie economiche non considerano mai il numero delle persone felici”..
questo il riassunto del “Terzani pensiero” che in questo libriccino si snoda attraverso tre capitoli in cui anticipa molti dei temi che oggi definiscono il dibattito sulla crisi dei valori dell’Occidente e sulla sua possibile decadenza.
La responsabilità degli intellettuali
Noam Chomsky pag 125 28/02/2020
La responsabilità degli intellettuali fra menzogne dei governi e presa di coscenza.
“gli intellettuali sono dei privilegiati; il privilegio porta delle opportunità e le opportunità a loro volta implicano delle responsabilità”.
La scelta di essere rispettosi verso il potere si scontra molto spesso con la scomoda verità.
Gli “intellettuali” (ma non solo) hanno accesso alla informazione e possono decidere (non senza conseguenze) se e dove schierarsi…
Un libro che parte da episodi storici (per come stampa e governi li hanno raccontati) per far capire come la realtà possa essere manipolata per direzionare l’opinione pubblica (e come pertanto sia responsabilità di pochi fare luce sulla verità e denunciare la menzogna).
Il coraggio di non piacere
di Ichiro Kishimi e Fumitake Koga pag. 279 26/02/2020
Un bellissimo libro che attraverso il dialogo fra un giovane studente ed un filosofo, fa un escursus della teleologia Adleriana secondola quale la felicità risiederebbe nel vivere il presente, lasciando stare il passato e concentrandosi sull’espressione del proprio vero “io” senza farsi condizionare dal giudizio o dalle aspettative degli altri.
Il percorso verso uno stile di vita più semplice passa dunque dal coraggio di scegliere una vita meno egocentrica e dalla decisione di scegliere di cambiare ed essere più “liberi”.
Un dialogo in 5 parti in cui il giovane studente cerca invano di confutare le assunzioni del filosofo che lo porta inevitabilmente all’accettazione delle sue teorie.
Creatività e lavoro: perchè in un’azienda è sconveniente omologarsi
Nelle aziende più evolute si parla di diversity, si incentiva lo sviluppo della propria personalità e si promuovono modalità “think different”, ma nonostante questo la prima reazione a qualcosa di “diverso” è spesso riconducibile più ad un’era pre-industriale che a concetti da “industria 4.0”.
Dopo aver rinunciato alle convenzioni, ho deciso deliberatamente di portare a lavoro un’agenda disegnata da mio figlio (che l’aveva vista sul tavolo un giorno in cui ero in smartworking e che aveva avuto la brillante idea di usarla come tavolozza per le sue opere…).
Dopo che lui aveva dato sfogo alla sua creatività, ho deciso che avrei “dato sfogo anche alla mia”, portando a giro l’agenda nelle riunioni di lavoro pur avendone un’altra del tutto “anonima”.
Le reazioni che ho potuto osservare sono state tanto “diverse” quanto prevedibili: se entri in una qualsiasi riunione con un’agenda personalizzata (quando ne sono state distribuite migliaia tutte uguali), si crea un imbarazzo iniziale a meno che tu non sia un alto dirigente con skills “a prova di tutto” o un fuoriclasse di categoria superiore (in tal caso però avresti dovuto già fondare una multinazionale o aver acquistato partecipazioni azionarie di maggioranza in un “unicorno”).
Mostrare un approccio diverso in un ambiente formale porta ad una “disruption” delle regole che nella migliore delle ipotesi viene apprezzata solo “sottobanco”.
E mentre la maggior parte dei colleghi può caldeggiarne l’idea di fondo (sempre che abbiano un figlio e che al tavolo non ci siano i propri superiori), c’è sempre qualcuno mette palesemente in dubbio non solo l’adeguatezza dell’oggetto ma anche la tua professionalità.
Il problema vero (a parte l’ agenda) è che troppo spesso una professionalità viene giudicata dalla forma e dalle consuetudini… almeno finchè i “contenuti” non monopolizzano l’incontro riportando la questione sui binari (lavorativi) giusti.
L’enorme contraddizione in tutto ciò è che storicamente la percentuale di persone con “personalità omologata” che hanno tirato fuori soluzioni “rivoluzionarie per un businness” è statisticamente molto bassa e se è vero che non bisogna “esagerare”, è anche vero che si può usare il buonsenso evitando di adeguarsi a delle convenzioni quando queste diventano sempre più “vincolanti” o impattanti sul nostro modo di vivere.
In conclusione…. che si parli di un’agenda o di qualsiasi caratteristica “diversa”, evitare di mostrarla per accondiscendere gli altri (o quello che gli altri possono pensare) è un approccio fondamentalmente illogico.
Viceversa mostrarsi per quello che è la realtà (includendo anche quello che si fa o che si è fuori dall’ambiente di lavoro), ha un effetto positivo non solo per le proprie performance lavorative ma anche per l’azienda per cui si lavora.
Vita Liquida
di Zygmunt Bauman pag. 188 23/02/2020
“Una società può essere definita liquido-moderna se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure”
Con questa definizione si mette subito in chiaro come la vita liquida a cui siamo costretti sia essenzialmente una vita precaria, vissuta in condizioni di completa incertezza come una successione di continui cambiamenti e “nuovi inizi”.
Partendo da questo assunto il libro tenta di sviscerare i pre-requisiti di sopravvivenza in un mondo sempre più veloce in cui ogni assunzione viene messa in discussione il giorno successivo (con poca possibilità di una stabilizzazione che quindi diventa compito del singolo individuo).
Vita liquida vuol dire anche sapersi sbarazzare delle cose velocemente: non solo le cose materiali (la cui obsolescenza costringe all’acquisto compulsivo di nuovi giocattoli ed alla conseguente problematica di smaltimento del vecchio) ma anche le proprie competenze.
Un libro realista ed al contempo inquietante che getta una luce imbarazzante sulle nostre abitudini e sulla direzione che il mondo sta prendendo.
Cosa ha a che fare la gratitudine con la capacità di gestire problemi complessi..
Cosa ha a che fare la gratitudine con la capacità di gestire problemi complessi..
Dovremmo essere grati ogni giorno per quello che abbiamo non per “buonismo” ma per logica: se sei avvezzo alla gratitudine ed hai a che fare con un gruppo di persone al lavoro (o anche solo un figlio ed una moglie/marito a casa), questo ti semplifica notevolmente le cose…
Essere grato per quello che hai vuol dire rendersi conto di alcune piccole grandi cose come avere un tetto sulla testa (ed una connessione stabile ad internet senza la quale non potresti leggere questo post) e delle persone che hanno piacere di ferequentarti (troppe o poche che siano ce n’è sempre qualcuna… valgono anche gli animali domestici..).
Essere grato vuol dire essere cosciente che anche se hai avuto una giornataccia, puoi sempre fare un pasto caldo e cenare con la tua famiglia, decidere se vedere o meno il TG (visto che le maggiori catastrofi sono ancora lontane da noi) e metterti sul divano a guardare una partita di calcio (con l’unico rischio di essere svegliato da un urlo del telecronista invece che dalle bombe come avviene in alcune parti del mondo).
Puoi permetterti di non temere gli tsunami ed i megaincendi in Amazzonia o uscire di casa con la consapevolezza che un rischio reale di “sicurezza” per la nostra vita non c’è (chi crede il contrario si informi su cosa succede in Messico con l’ecatombe provocata dal racket della droga).
Se anche hai avuto non solo una giornata storta ma addirittura l’intera settimana, puoi consolarti che non sei obbligato a lavorare 7 giorni su 7 (chi lo fa ha lo scopo di appagare il proprio ego e non di sfamare i propri figli)…. ed anche se il tuo stipendio non è alto, puoi sempre andare al supermercato e con 20€ comprare prosecco ed aperitivi per mettere qualche coppia di amici attorno ad un tavolo..
Cosa ha a che fare con il lavoro?!?
..se vivi con gratitudine per le piccole cose hai meno stress, ridimensioni notevolmente i problemi che hai (anche ammesso tu abbia un capo terribile puoi sempre decidere di cambiarlo) ed affronti le cose da una prospettiva diversa.
La realtà delle cose non cambia ma cambia la prospettiva con cui le guardi… e la capacità di cambiare prospettiva è in definitiva ciò che riesce a far cambiare la realtà stessa.
Chi è grato è meno ansioso e meno stressato (il che vuol dire che non lo è ma che semplicemente sa gestirlo meglio), riesce a preoccuparsi per gli altri e a migliorare non solo il livello qualitativo delle relazioni ma anche la produttività di tutti i propri colleghi (quanto siete più efficienti con qualcuno che vi supporta e vi sprona?!?)
A guardare a fondo ci sono poche, pochissime cose che possono mandare in crisi una persona dotata di gratitudine perchè una persona così, acquisisce una mentalità da “Shackelton” (cfr il libro “Endurance”): o sei disperso in Antardide e devi portare un equipaggio in salvo o affronti e risolvi qualsiasi altra cosa con il giusto approccio (trattandolo ogni problema di lavoro come tale e non facendone una questione di vita o di morte).
Non tutti sono adatti a gestire problemi complessi ma tutti siamo capaci di essere grati… si comincia da lì, sia che si voglia ambire ad una carriera brillante sia che si cerchi una vita più serena ( o entrambe).