L’abito non fa il monaco… ma può determinare la cultura di un gruppo.



Il dress code rinforza la cultura di un’ambiente lavorativo: dress code informali suggeriscono aziende in cui l’attenzione c’è più attenzione al contenuto che non all’aspetto … e in cui, tendenzialmente, si dà più importanza all’intelletto che alla presentazione di sé.

Non è una regola scolpita sulla pietra ma sicuramente se vedete Steve Jobs vestito in felpa anziché in doppio petto, potete ragionevolmente aspettarvi qualche indizio sulla cultura e sugli approcci al business di Apple.

Allo stesso modo, quando vedete giovani consulenti vestiti in giacca e cravatta, potete ragionevolmente aspettarvi che ci sia più forma che sostanza… (ma in quel caso “l’abito” viene spesso utilizzato per giustificare costi orari altissimi e non allineati con l’effettiva esperienza).

Un dress code dovrebbe essere adeguato al settore merceologico in cui l’azienda si inserisce… ma spesso costituisce un modo di comunicare chi siamo, la direzione che vogliamo intraprendere e il messaggio che vogliamo passare.

P.s: spesso la scelta di un vestito elegante sfrutta l’effetto alone: un bias cognitivo che ci porta ad attribuire qualità positive aggiuntive (es l’intelligenza) sulla base di una sola caratteristica positiva evidente (come ad esempio il vestirsi bene o il rispettare canoni di bellezza).

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