La svolta (#37/2025)
Nel 1983, alla partenza della Sydney–Melbourne Ultramarathon (una corsa di 875 chilometri) si presentò un uomo che nessuno avrebbe preso sul serio.
Si chiamava Cliff Young, aveva sessantun anni, una tuta da lavoro addosso e degli stivali di gomma ai piedi.
Non aveva sponsor, né un allenatore. Era un contadino, abituato a rincorrere pecore per giorni interi nella sua fattoria senza mai fermarsi a riposare.
Quando la gara iniziò, gli altri atleti scattarono, mentre Cliff si mosse con un’andatura goffa e un passo lento ma costante.
Tutti risero, convinti che si sarebbe ritirato presto. Invece lui continuò, correndo notte e giorno, mentre i professionisti si fermavano a dormire.
Dopo cinque giorni, con la sua corsa sgraziata ma instancabile, Cliff tagliò il traguardo con molte ore di vantaggio sul secondo classificato.
All’arrivo divise il premio in denaro con gli altri concorrenti (a conferma della sua visione decisamente “fuori dagli schemi”).
Da quel momento il “vecchio contadino con gli stivali” divenne una leggenda: la prova vivente che la resistenza, la semplicità e la costanza possono valere più di tecniche raffinate e attrezzature perfette.
Ho trovato questo aneddoto nel quinto capitolo del libro “la svolta” di Andrea Giuliodori.
Un testo in cui disciplina, dedizione, costanza e determinazione sono presentate come virtù accessibili a tutti e in grado di allenare quei muscoli mentali che servono per progredire nei propri percorsi indipendentemente dal punto di partenza.Attiva per visualizzare un’immagine più grande,