Sovraccarico cognitivo e come uscirne…



“La ricchezza di informazioni genera una povertà di attenzione”.

Lo diceva il premio Nobel Herbert Simon ma lo speriamo quotidianamente attraverso media e social media.

Un continuo “bombardamento sensoriale”, che contribuisce a quella sensazione di stress e burn out che coinvolge (in modi diversi) quasi tutte le generazioni.

La mente umana è straordinaria ma non riesce a processare più di un tot di informazioni in un’unità di tempo: tutto ciò che “va oltre”, genera sovraccarico, abbassa l’attenzione e dà una sensazione di “sopraffazione”.

A causa del sovraccarico cognitivo (termine coniato dal sociologo Bertram Gross nel 1964), ci allontaniamo così dal nostro stato di “flusso”: quella condizione in cui la nostra motivazione rimane alta e massimizziamo le nostre capacità.

L’eccessiva mole di informazioni rende la sfida del loro “processamento” troppo onerosa per noi, di fatto inibendo ogni capacità di venirne fuori e di trarre il meglio di noi.

Cosa fare?

Eliminare le distrazioni, dare priorità alle attività che facciamo (togliendo quelle che non danno valore aggiunto o sovraccaricano troppo), diminuire l’uso di smartphone e social media, intermezzare le giornate con momenti di pausa, imparare a dire di no, cercare di abbassare le aspettative verso se stessi e rinegoziare gli impegni con la società (prendendone meno).

Tutti consigli di buon senso che però facciamo fatica ad applicare.

Per approfondimenti: “il coltellino svizzero” di Annamaria Testa, “flow” di Mihály Csíkszentmihályi, “infocrazia” e “le non cose” di Byung Chul Han, “indistraibili” di Nir Eyal.

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