Nuove droghe… (come alimentiamo business dannosi)



Qualche giorno fa ero a pranzo con un ex dipendente di un tabaccaio e mi sembrava di parlare con un “pentito”.

Raccontava come in negozio arrivassero forniture di gratta e vinci in pacchi da 300 e come fosse matematico che contenessero una vincita più grossa, alcune vincite minori e moltissime “non vincite”.

Raccontava del senso di colpa che provava di fronte a clienti compulsivi che spendevano tutti i loro averi… e del dispiacere di quando sapeva che, in un lotto, la vincita grossa era già passata e lui doveva continuare a “vendere” pur sapendo che da lì in poi nessuno avrebbe vinto più niente fino all’apertura del pacco successivo.

Raccontava di quando il suo datore di lavoro continuava a spingere le vendite e a sollecitarlo a far leva sulle debolezze di chi aveva una dipendenza da gioco.

Nonostante fosse perfettamente cosciente degli effetti…

Nonostante sapesse benissimo che li avrebbe mandati sul lastrico e che avrebbe rovinato futuro, esistenze e famiglie intere.

“Business is business”… e così tutto si può, tutto si deve, tutto è concesso; nonostante tutto e nonostante tutti. D’altronde “è legale”.

Se pensiamo che questo non abbia a che fare con le nostre professioni o con quello che facciamo, potremmmo commettere un grosso errore di valutazione.

Tutti noi (spesso inconsapevolmente e a volte anche solo come “consumatori”), alimentiamo business che sfruttano debolezze o scaricano le conseguenze su altri.

Non sta certo al singolo trovare la soluzione “sistemica”, ma quello che possiamo fare come individui è quello di fermarci a ragionare…

Quali business stiamo alimentando?

E come?

Quanto siamo spettatori silenti?

Quanto siamo esecutori di ordini sbagliati?

Quanto aggiungiamo o quanto “non togliamo” tasselli di puzzle più complessi che portano a un mondo peggiore?

Quanto, pur non volendo, siamo parte di un ecosistema che vende gratta e vinci?

Non dobbiamo avere sempre risposte ma a volte basta essere coscienti sulle domande.

Perché il mondo lo si migliora anche così: con una domanda alla volta.

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