“Il peso deve stare dove è la racchetta”…
Una frase che Sinner sentì dal suo ex allenatore Riccardo Piatti.
Un’affermazione apparentemente banale che sottende un concetto applicabile anche nella nostra carriera professionale.
La racchetta rappresenta l’insieme dei nostri strumenti: ciò che ci danno in mano prima di scendere in campo (la possibilità di accesso allo studio o le opportunità di lavoro create dalla nostra famiglia) e le competenze che acquisiamo lungo il percorso.
Il peso rappresenta quello che siamo (i nostri valori, le nostre capacità naturali, il nostro “DNA”, quello per cui siamo portati e i nostri migliori talenti).
Nel tennis la massima potenza in un colpo, si esprime quando il peso è tutto dove sta la racchetta.
Nel lavoro, se il peso non è tutto “dove sta la racchetta” (e quello che siamo intimamente non è in linea con quello che facciamo), il risultato delle nostre azioni è destinato a essere poco più che mediocre.
Tutti gli allenatori dei migliori al mondo spendono energie enormi per far sì che i loro atleti mettano il peso dove è la racchetta… ma quanti di quelli che hanno cura del nostro sviluppo e della nostra carriera (inclusi noi stessi), hanno la stessa attenzione?
Quanti lavorano una vita provando a tirare “il colpo vincente”, senza preoccuparsi prima di allineare quello che sono con quello che fanno?
E quanti lavorano davvero per mettere il peso dove sta la racchetta?
Quanto talento (nostro e altrui) sprechiamo quando non ci alleniamo in questa direzione?