Miura la ribelle…


Secondogenita di un brand che fino a poco tempo prima faceva trattori, la Miura prese nome da un toro, fu la prima auto con un design “azzardato” e aveva in grembo una motore che infranse ogni regola scritta fino a quel momento dai brand più blasonati (fra cui Ferrari).

Equipaggiata con pneumatici Pirelli dell’ultimo grido (guadagnati con quella che fu più una partita di “poker” che una negoziazione fra Ferruccio Lamborghini e Pirelli in persona), la Miura aveva alcuni componenti Fiat (come alcuni blocchetti o i fari presi dalla 850 spider), ma anche tantissima innovazione.

Fu disegnata, progettata e collaudata da 3 ingegneri che all’epoca della sua uscita (al salone di Ginevra nel 1965) avevano 86 anni in tre (Gian Paolo Dallara 30 anni; Paolo Stanzani 29 anni e Bob Wallace 27 anni).

E proprio quel trio, insieme a un imprenditore visionario, rivoluzionò il mondo delle vetture sportive, cambió i paradigmi e sfidó “l’estabilishment” a suon di talento, determinazione e ferrea volontà di non farsi soggiogare dai grandi dell’auto (che nonostante budget e risorse molto più ingenti, da quel giorno dovettero rinunciare alla propria posizione di predominio indiscusso).

Peraltro, l’idea originaria di aprire una fabbrica di automobili, nacque proprio da un gesto ribelle di Ferruccio e da una critica che lui stesso fece a Enzo Ferrari sulla qualità del cambio della sua 250 GT.

Lamborghini, che era molto esperto di meccanica, disse a Ferrari che il cambio non era all’altezza di un’auto di lusso; Enzo non la prese bene e in modo brusco lo invitó a “tornare a fare trattori”.

Ferruccio tornó a casa, tolse budget alla pubblicità del suo fiorente business e con quei soldi aprì quella “automobili Lamborghini” che avrebbe riscritto la storia delle auto sportive.

La lezione di questa storia è semplice: quando qualcuno (qualsiasi sia quel qualcuno), dice che una cosa non si può fare e che sarebbe meglio vi dedicaste ad altro, probabilmente è perché lui/lei o non sono stati in grado di farlo, o perché sono troppo impegnati a continuare a fare le cose per come hanno sempre funzionato fino a quel momento.

La storia delle grandi rivoluzioni si ripete sempre… e spesso passa da personaggi che non hanno abbassato lo sguardo, hanno sfidato le convenzioni, si sono armati di coraggio e competenze e hanno osato e perseverato in quello in cui credevano.

Non sempre esce fuori una “Miura”, ma per far uscire una “Miura”, questo è l’unico modo possibile.

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