“È il film, non il regista, a essere sotto il microscopio” (Ed Catmull)
Alla Pixar applicano la “sincerità radicale” e minimizzano la quantità di riunioni per decidere cosa va o non va bene.
C’è un processo che si chiama “brain-trust” che prevede che una manciata di esperti si riuniscano dopo che una prima bozza di un film è stata rilasciata.
Una discussione libera di due ore in cui ognuno esprime la sua in modo candido e trasparente.
Vengono scandagliate le posizioni, analizzate le opinioni e discusso a fondo ogni questione senza perdite di tempo o eccessivi edulcoramebti dettati dalla paura di dire la propria.
Il “brain trust” lascia l’ego alla porta ed è espressamente finalizzato a migliorare il prodotto senza gli orpelli degli aspetti personali.
Un processo possibile solo in un clima di sicurezza psicologica in cui si basa all’interesse e non alla posizione.
Per approfondimenti: sincerità radicale (Kim Scott), talento ribelle (Francesca Gino), Brave new work (Aaron Dignan) o il corso NeNet “dire cose scomode in modo comodo” sul processo di feedback e comunicazione efficace