“Tutto ciò che desideri si trova al lato opposto della paura” (Jack Canfield)
Non è vero che volere è potere ma è vero che senza coraggio non si può progredire.
Vale per tutti: per i manager che aspirano a posizioni di leadership ma anche per qualsiasi persona voglia rimanere in movimento in un mondo che cambia.
Le prestazioni a lavoro sono fortemente condizionate dalla paura del giudizio sociale, dal terrore di sbagliare e da quello che pensiamo che un fallimento possa portarci.
I leader non fanno mosse coraggiose per non perdere “la priorità acquisita” e noi non le facciamo perché abbiamo la stessa paura (quella di perdere il posto o di compromettere o limitare la nostra carriera e così via).
Spesso le paure sono infondate (lo scrittore Mark Twain diceva: “nella mia vita ho avuto paura di moltissime cose… la maggior parte delle quali non sono mai successe”) e anche qualora non lo fossero, non prendere il coraggio a quattro mani comincia a non essere più un’opzione.
Perché?
Perché il coraggio in mondo che cambia velocemente è una necessità; se una persona non lo ha, sarà destinata a rimanere ferma nella sua posizione… e anche se è in cima a una montagna, vedrà altre montagne innalzarsi e perdere il suo ruolo e la sua competitività.
Si parla tanto di leadership ma non c’è leadership senza coraggio: non si può svilupparla se non si prendono decisioni fuori dagli schemi… il che vuol dire rompere quegli stessi schemi per creare qualcosa di nuovo (un ambiente, delle relazioni, una trasformazione culturale o un cambiamento).
Spesso non c’è altra via: o si prende coraggio o si rimane fermi.