“Un re è sempre un re anche in esilio…”


Mi fu detto da uno dei miei primi responsabili dopo che subì un pesante demansionamento (citando una celebre frase).

Era davvero in gamba e, nonostante la citazione, anche molto umile (nei limiti di un “fuoriclasse”).

La storia è piena di “re in esilio”: persone prima apprezzatissimi nei propri ambienti e poi improvvisamente trattati come numeri (o caduti in disgrazia).

Eleonore Roosevelt fu allontanata dai genitori e visse a lungo all’ombra del marito, Steve jobs venne allontanato da Apple, Charles Darwin visse molti anni di silenzio prima di vedere pubblicate le sue teorie rivoluzionarie sull’evoluzione, la Rowling e Stephen King videro rifiutati i loro manoscritti innumerevoli volte…

Alti e bassi coinvolgono tutti e storie di questo tipo non capitano solo a personaggi celebri ma sono molto più comuni di quanto pensiamo.

La cosa positiva è che quando qualcuno ha delle capacità su cui continua a lavorare duramente a prescindere dalle condizioni al contorno e dalle inevitabili altalene della vita, sul gioco lungo il valore tende ad emergere sempre (in un modo o nell’altro).

E quel capo che si riprese dopo essere stato pesantemente demansionato (come capita a molti executive e professionisti nel corso della propria carriera), aveva ragione: “un re è sempre un re, anche in esilio”.

Ricordiamocelo, negli inevitabili momenti di “basso” professionale…

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