“L’uomo più ricco è quello i cui piaceri sono i meno dispendiosi” (Henry David Thoreau, 1856)



Thoreau era uno scrittore, filosofo e “naturalista” che a un certo punto si ritirò in campagna per scrivere “Walden”: un resoconto della sua vita immersa nella natura e lontano dagli eccessi del consumismo.

In campagna spendeva gran parte del proprio tempo a lavorare i campi o a cacciare (attività non proprio “divertenti” che era costretto a fare per questioni di sopravvivenza).

Ma in mezzo alla natura aveva anche modo di alzare lo sguardo e la visione, godendo di quello che lo circondava, apprezzando i ritmi lenti e prendendosi cura di se stesso e del proprio benessere mentale.

Fu in quei momenti in cui scrisse che “più si riesce a godere delle cose semplici e più si è ricchi”.

Thoureau non ne faceva solo un tema di gratitudine o di “decrescita felice”, ma sottolineava un aspetto che a noi sfugge troppo spesso, intenti come siamo a rimanere piegati nelle nostre “check list” senza considerare ciò che è gratis e di cui possiamo fruire ogni giorno (una camminata, un libro da leggere, un caffè con un amico, un film, una pizza, una serata a casa, il silenzio di un bosco, il rumore del mare, la brezza primaverile, il caldo sole d’estate, un prato di erba).

Un’evoluzione contemporanea del buon “Henry”, ci inviterebbe a prendere del “tempo profondo” per mettere in “lista” delle attività che apparentemente non “producono niente” ma che hanno un ritorno in termini di benessere, idee e “mindfulness”… e ci ricorderebbe che non tutti gli obiettivi devono necessariamente avere degli “indicatori di performance”.

A volte basterebbe solo ricordarsi di bloccarsi il calendario e prendersi lo spazio per re-imparare a farlo… in mezzo ad agende piene zeppe di cose che non sempre producono “valore” nel senso pieno del termine.

Foto di un partner mentre controllava lo smartphone durante una trasferta (terrazza di Cagliari, 2024)

Per approfondimenti: Walden (Thoreau), slow productiviy (Cal Newport), il minimalismo del business (Paul Jarvis) e troppo comodi (Michael Easter)

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