Le persone si dividono fra quelle che imparano dai propri errori e quelli che profondono energie enormi per tentare di nasconderli…
Alla prima categoria appartengono i talenti, i caparbi intellettualmente agili, quelli che sanno che per fare dieci passi avanti bisogna essere disposti a farne almeno trenta indietro.
Quelli che ci provano e ci riprovano, quelli per cui “non è mai troppo tardi”; i possibilisti razionali, gli “ottimisti flessibili” di Seligman, quelli che riescono a prendere la decisione migliore dopo averne provate molte.
Quelli che sono disposti a mettere in discussione non solo lo status quo ma anche il proprio “status”.
Quelli che credono che a un mondo migliore si arrivi solo a forza di errori da cui si è imparato qualcosa.
Sono i visionari pragmatici: quelli che muovono l’innovazione e che lavorano per prepararsi al mondo che verrà.
Alla seconda categoria appartengono tutti gli altri: persone che avrebbero potuto essere come i primi ma che per mille ragioni si sono fatti condizionare dal contesto, coltivando la paura di sbagliare e sviluppando la capacità di nascondere o di nascondersi.
L’ambiente in cui siamo ci condiziona ma non c’è mai una buona scusa per rimanere in luoghi dove la caccia all’errore è al centro del dibattito quotidiano (e dove il silenzio alimenta questo tipo di cultura).
L’alternativa è continuare a sbagliare e contribuire a costruire un posto in cui “errare è umano”… e funzionale alla crescita individuale e collettiva.