“Non hai capito davvero una cosa finché non sei in grado di spiegarla a tua nonna”



Così diceva Feynman, “il fisico che suonava il bongo” e un personaggio fuori dagli schemi famoso per la sua capacità di spiegare concetti complessi in modo semplice.

Per farlo, teorizzó una tecnica che si articolava in quatto passi:

1. Scegli un concetto da studiare: scrivi il nome del concetto o argomento in cima a un foglio;

2. Spiegalo come se parlassi a un bambino di 8 anni (o a tua nonna): usa parole semplici, frasi brevi ed esempi concreti senza tecnicismi o acronimi (se lavorate in una multinazionale questo passaggio vi risulterà difficile…);

3. Identifica i punti deboli: quando ti blocchi o ti accorgi che ti mancano le parole semplici per spiegare, torna ai materiali di studio, approfondisci e chiarisci i dubbi;

4. Riorganizza e semplifica: riscrivi la tua spiegazione rendendola ancora più fluida e semplice immaginando di doverla davvero insegnare davvero a un bambino.

Feynman era un “multipotenziale” che pensava per immagini e intuizioni (non formule): aveva un’ossessione per la semplicità, era un’autodidatta e imparava cose nuove per curiosità o per il piacere di farlo (negli anni divenne un discreto suonatore di bongo, un artista, e perfino un esperto di codici cifrati e di sicurezza dei sistemi).

Aveva un approccio giocoso al sapere, si opponeva agli atteggiamenti accademici snob e detestava chi parlava difficile solo per sembrare più intelligente preferendo la sostanza alla forma.

Un modello da cui prendere spunto e che è l’impersonificazione del fatto che “la semplicità è il massimo grado di sofisticatezza” (una frase attribuita a Leonardo Da Vinci e che fu ripresa da Steve Jobs).

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