Se cerchi un esperto di “problem solving”, forse stai sbagliando ricerca…
Da tantissimi anni, lavorando con i team a diversi livelli e nei ruoli più disparati, mi sono accorto di una tendenza.
Tutti cerchiamo sempre il “problem solver”: quello svelto, quello bravo, quello in grado di “calciare sul sette”.
Persone che finalizzino, che sbroglino matasse e che siano in grado di risolvere “tutti i problemi”.
Peccato che siano rarissimi… e che quando ci sono, considerando l’estrema complessità di quello che facciamo, da soli non siano comunque in grado di garantire un risultato collettivo.
Aggiungo qualcosa che ormai dovrebbe essere chiara (perché trova corrispondenze in tantissimi settori): i team migliori non sono fatti da fenomeni o cinture nere di problem solving… sono fatte da persone che si danno una mano spinti da uno scopo comune e da un’estrema chiarezza su obiettivi e norme sociali accettate.
Del resto niente di nuovo: se ci pensiamo bene, l’umanità, per quanto se ne dica, sul lungo termine si è sviluppata sempre e solo su questi presupposti… con persone che hanno sfruttato i mutui punti di forza per darsi una mano ed evolvere “quando ce n’era bisogno”.