Cosa passa nella testa delle persone di potere?
È una domanda che si fa chiunque abbia a che fare con persone che occupano un ruolo apicale all’interno di società, organizzazioni o governi.
Secondo Dacher Keltner, docente di psicologia a Berkeley, i soggetti in posizioni di potere agiscono come se avessero subito un trauma celebrale: diventano più impulsivi, meno consapevoli e meno capaci di considerare i fatti assumendo il punto di vista di altre persone.
Un neuroscienziato dell’Università dell’Ontario fece degli esperimenti sul cervello di alcuni studenti a cui erano stati assegnati compiti o mansioni di “potere”: alla fine della ricerca scoprì che questo influiva negativamente sul processo neurale del “rispecchiamento”, collegato alla capacità di provare empatia per l’altro.
Ad aggravare la situazione quando i soggetti non sono studenti (ma dirigenti o governatori), c’è che queste categorie sono spesso circondate da schiere di subordinati pronti ad appoggiarli aprioristicamente… contribuendo ulteriormente a una distorsione percettiva che riduce la visione sulla complessità del mondo e inibendo la capacità di un pensiero sistemico (che in quei ruoli è fondamentale).
Fonte e ispirazione dal libro “il coltellino svizzero” di Annamaria Testa