“La cosa più importante a cui tengo è la reputazione”



Qualche anno fa un mio capo alzó la testa con uno sguardo di sorpresa quando gli dissi che quella era una delle poche cose che mi interessavano.

Avevo già provato con scarso successo a fare “il gioco breve”: quello in cui passi da uno status a un altro inseguendo passaggi di carriera o di stipendio.

Ma nel gioco lungo niente di tutto questo conta.

La reputazione è il grado di professionalità che gli altri ti attribuiscono e, sul lungo termine, è il fattore che può influire maggiormente su tutto il resto.

È l’unica cosa su cui possiamo avere un controllo, ed è l’unica cosa che conta veramente.

Non bisognerebbe mai scendere a compromessi con la reputazione e non lasciare mai che errori o eventi esterni possano scalfirla.

La reputazione è parte della nostra identità: è connessa con la credibilità, il rispetto, la stima e l’affidabilità della nostra persona agli occhi degli altri.

È la nostra reputazione a decidere quanto verremo pagati, se siamo meritevoli di un salto di carriera o della fiducia necessaria per un grosso incarico.

Costruirla è una lunga faccenda.

Un proverbio diceva: “vale più un’oncia di reputazione che una libbra d’oro”

Einstein rincarava: “non sforzarti di essere una persona di successo, ma di essere una persona di valore” (con una gran reputazione)

Buffett infine disse: “ci vogliono vent’anni per costruire una reputazione e cinque minuti per rovinarla”

Se state mettendo stipendio e carriera al primo posto state facendo un gioco di breve… ma se volete diventare dei professionisti “a prova di tutto”, è la reputazione l’unico fattore di cui dovete aver cura.

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