L’infelicità del successo (#54/2024)
Guadagnarsi da vivere o guadagnarsi una vita?
Sembra non ci sia molta scelta: più un lavoro è impegnativo, meno la nostra vita può essere “libera”.
Svolgo più professioni e per esperienza posso dire che guadagno da vivere ma non ne guadagna la mia vita.
Lo stesso vale anche per mestieri particolarmente impegnativi come quelli dei manager a cui faccio coaching.
Ovviamente non se la passa meglio chi fa fatica ad arrivare a fine mese o il ceto medio: entrambi angosciati dal dubbio di non sapere se riusciranno a galleggiare su quella linea sempre più sottile che separa chi ce la fa e da chi resta indietro.
L’economia odierna è tanto veloce quanto spietata e sono stati spesi chilometri di carta e fiumi di inchiostro per celebrarne quegli effetti positivi che hanno consentito dare accesso a quante più persone a beni materiali prima appannaggio solo delle persone benestanti.
Poco, però, si è discusso sulle implicazioni più o meno evidenti della disponibilità che abbiamo sulla scelta dei “beni” di cui sembra non possiamo più fare a meno…
Con un’analisi lucida, obiettiva ed estremamente interessante, “l’infelicita del successo” mostra luci e ombre del mondo economico moderno e del prezzo che il relativo benessere ha sulle nostre scelte di vita e sul tempo libero.
“Il valore della nostra vita non si identifica con il nostro patrimonio e la società civile è una cosa diversa dal prodotto interno loro: possiamo optare, se vogliamo, per una vita più piena ed equilibrata… così come più equilibrata può essere la società in cui viviamo”.
La domanda è: lo vogliamo?