Perché fare esperienze lavorative all’estero?
La cosa più bella di fare molte esperienze in ambito internazionale, è la possibilità di incontrare amici e colleghi in qualsiasi stato ti trovi.
Quest’anno abbiamo deciso di andare in vacanza in Baviera perché una collega (conosciuta su LinkedIn e poi reincontrata in Baker Hughes, ha vissuto lì per anni e ci aveva consigliato qualche meta non convenzionale).
Arrivati a Monaco abbiamo incontrato Chris: uno scienziato dell’ente di ricerca tedesco con cui collaboro da due anni per un progetto in Svezia col Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Avere consigli su dove andare per scoprire la vera essenza dei luoghi che visiti non ha prezzo… ma è ancora più impagabile incontrare amici e colleghi di tutti i paesi per passare del tempo di qualità insieme (senza parlare di lavoro), ed entrare in una relazione più intima con le persone e i posti in cui ci si trova.
Un’esperienza che ho vissuto in Europa ma anche in tutti gli altri continenti del mondo (a parte Antartide e Oceania): luoghi che non avrei mai visitato e in cui mi sono sentito “a casa” anche a migliaia di chilometri di distanza.
Dopo anni di queste esperienze, posso garantire che non c’è modo migliore per crescere come persone e come professionisti: perché contaminarsi con culture e colleghi di tutte le nazioni, aiuta a guardare il mondo (soprattutto quello del business) con occhi diversi… e ad acquisire prospettive uniche che moltiplicano i risultati sul lungo periodo.
Se dovessi dare un consiglio a un giovane gli direi, specialmente all’inizio, di non porsi come obiettivo solo quello dello stipendio o della RAL ma di concentrarsi sulle esperienze e sul valore umano e professionale che si possono acquisire solo con una visione “globale” (nel senso proprio del termine).
È uno dei più grandi vantaggi di lavorare per delle multinazionali e uno dei pochi (a mio parere), su cui valga la pena riflettere per ottenere risultati professionali rilevanti.