Siamo fottuti ma c’è ancora speranza (#35/2025)
Viviamo nell’epoca con più comfort e possibilità della storia, eppure ci sentiamo assediati dall’ansia, dal cinismo e da un vago senso di inutilità.
La speranza che ha alimentato storia e religioni per secoli, è un meccanismo di sopravvivenza che oggi scricchiola sotto il peso delle incertezze (ma anche delle certezze che abbiamo acquisito col tempo e che non sembrano più soddisfare il salto di livello dei nostri “bisogni primari”).
Con il suo stile diretto e irriverente, l’autore mescola psicologia, filosofia e cultura pop per spiegare perché siamo sempre in bilico tra apatia e isteria collettiva.
Passa con leggera profondità dalla filosofia degli stoici alla tecnologia sociale, da Kant a Netflix, da Nietzsche all’era dei social network, mostrando quanto sia difficile trovare un senso quando tutto è a portata di mano.
Non offre soluzioni miracolose ma invita a guardare in faccia il disincanto, a riflettere sulla propria capacità di scelta e a prenderci la responsabilità di ciò che conta anche quando non ha senso farlo… per ridefinire il concetto di speranza: un filo rosso che può continuare ad alimentare la spirale evolutiva del nostro genere (con logiche differenti e restando umani in un’era artificial in cui tutto sembra andare a rotoli).