Ci sono due regole nel business.



La prima è “non mettere in ombra il tuo capo” e la seconda è: “mai scordarsi della prima”…

Non c’è nessuna ragione sensata per infrangere questa “legge”.

Perchè?!?

– se voi foste il “capo”, vi piacerebbe che qualcuno vi mettesse in “ombra”? (no, neanche qualora quel “qualcuno” fosse un talento “stellare”);

– se pensate che il vostro capo sia lì per raccomandazione e non potete farci niente, che senso ha metterlo in ombra? (chi lo ha messo lì, certamente non gradirebbe che metteste in discussione una sua decisione);

– se pensate di essere più in gamba del vostro capo: lo siete davvero? sulla base di quali elementi oggettivi?

– se ci sono elementi oggettivi e sostanziali, sono davvero elementi apprezzati nel contesto in cui vi trovate?

Prima di avere la tentazione di “mettere in ombra il vostro capo” pensate:

– all’impatto che può avere su di voi (le energie richieste sono enormi e difficilmente producono valore aggiunto);

– alla guerra che può scatenarsi (facendo perdere valore a quello che fate, al vostro lavoro, al vostro “personal branding” e alla vostra professionalità);

– alla visione generale (anche se non lo comprendete, c’è sempre un motivo per cui il vostro capo è lì e voi non siete tre livelli sopra di lui… e spesso questo motivo ha una logica);

– alla percezione dell’azienda (anche ammesso siate degli “outsider”, difficilmente sarete digeribili da organizzazioni complesse che vi devono gestire e “governare”);

– alla sensazione che lasciate negli altri (se siete in un gruppo di lavoro potreste diventare un elemento di disturbo più “odiabile” del capo che volete mettere in ombra);

– a cosa provate quando vedete qualcuno che mette in ombra qualcun altro (non è mai una cosa piacevole e spesso è vista, a ragione, solo come una manifestazione dell’ego).

In una carriera professionale capita di mettere in ombra il proprio capo; può avvenire volontariamente o involontariamente ma il risultato non cambia: farlo non è mai una buona scelta “strategica”.

Piuttosto meglio seguire il consiglio di “non lavorare per persone che non volete diventare” (a meno che non sia una cosa temporanea o non ci siano scopi di livello più alto e necessità stringenti).

Post ispirato alla prima de “le 48 leggi del potere” di Robert Greene

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