“Gli squali mangiano bene ma vivono circondati da squali” (Navi Ravikant)
Avere un’autorità formale non aggiunge sempre dei diritti o dei privilegi, ma spesso li toglie.
La libertà di non poter essere quello che si vorrebbe, è una privazione di cui non si tiene mai abbastanza conto.
A volte guardiamo ai posti di potere con occhiali annebbiati e filtri che mostrano solo i lati a cui vorremmo tendere (visibilità, denaro, riconoscimento sociale).
Ma non è tutto oro quello che luccica perché avere un’autorita formale o un titolo richiede un grande senso di responsabilità, carichi da portare, la capacità di resistere a dinamiche tossiche, la necessità di indossare una maschera e la “resilienza” di vivere solo per reggere tutta l’impalcatura che questo comporta.
Anche quando sei lo squalo più grosso della vasca, non puoi mostrare di avere debolezze, paure, difficoltà o normali alti e bassi… neanche di notte.
Nonostante il cambiamento in atto, in culture ancora segnate dalla paura e dalle dinamiche perverse del XX secolo, questi sono ancora aspetti da tenere in debita considerazione quando si punta in alto in una carriera professionale.
Di contro c’è la possibilità di costruire ambienti in cui il potere non è concentrato, la leadership è distribuita e i carichi sono ripartiti in modo più equo, sano e sostenibile per tutti.
Per affrontare un cambiamento culturale in ambienti ancora permeati da dinamiche di potere suggerisco la lettura de “le 48 leggi del potere ” (Robert Greeene) e “Power” (Pfeffer)